Scuola – Una sintesi della situazione

COBAS Scuola Sardegna – Comunicato 9 settembre 2017 di Andrea Degiorgi

In questi primi giorni di settembre, i quattro uffici scolastici della Sardegna stanno completando, con il solito ritardo, le operazioni concernenti le utilizzazioni e le assegnazioni  provvisorie dei docenti.
Molti docenti che insegnano lontano da casa, fuori provincia o addirittura fuori regione non hanno ottenuto i posti richiesti, per via dell’interazione tra diversi fattori:

1.    Il rifiuto da parte ministeriale di assegnare ai posti di sostegno i docenti privi del titolo di specializzazione, un rifiuto irragionevole, visto che poi la maggioranza di questi posti (forse duemila in Sardegna) saranno dati a incarico annuale a docenti precari ugualmente privi di specializzazione (e molti privi anche di abilitazione);

2.    La riduzione dei posti di insegnamento operata in organico di fatto attraverso due operazioni convergenti operate dai diversi uffici:
a. la prima è stata indotta dal Direttore regionale e attuata dai dirigenti scolastici che hanno offerto anzitempo, prima ancora che quei posti fossero di loro competenza, (e dunque fuori dalla norma) spezzoni di cattedra a docenti che le prendessero come ore eccedenti: in questo modo molte ore disponibili sono state sottratte alle disponibilità per le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie; spezzoni non solo pari o inferiori alle sei ore come previsto dalle norme, ma anche di 15, 16, 17 ore, utili per formare una cattedra;
b. la seconda è stata la soppressione (motivata dalla necessità di contenere le spese ma in pieno contrasto con le vigenti norme sugli organici) dei posti di potenziamento in mancanza di titolare o attribuire al potenziamento le ore residue non coperte da docenti titolari, assenti per qualsiasi motivo (aspettativa, servizio all’estero, utilizzazione in altre scuole, part-time).

In questo modo il Ministero ha recuperato 200 posti in Sardegna. E i nostri colleghi e colleghe lavoreranno fuori. Con grande soddisfazione del Ministero dell’Istruzione, teso a portare avanti il piano Renzi di “sistemazione” dei docenti (ma con il sostegno dei sindacati di stato che Renzi si era inimicato).

Il personale specializzato per l’insegnamento del sostegno è molto inferiore al fabbisogno e metà dei posti sarà dato a personale privo di specializzazione. A questo bisogno di formazione, le due università di Cagliari e Sassari non riescono a dare risposte adeguate: i corsi di specializzazionepartiti il 20 luglio coinvolgono soltanto 250 docenti di tutti i gradi di scuola: 100 a Sassari e 150 a Cagliari, largamente insufficiente rispetto ai migliaia di posti disponibili, che restano vacanti. E però non si è data la possibilità ai colleghi fuori sede di occupare una minima percentuale di tali posti.
Di qui l’iniziativa dei docenti fuori sede di questi giorni: la richiesta di attivazione di altri corsi di specializzazione che soddisfino il bisogno delle persone in situazione di handicap di avere personale adeguatamente formato. Chissà se le istituzioni preposte avranno la capacità di recepire le loro richieste, che per ora hanno trovato l’impegno dalla Giunta Regionale.

Altri rilievi importanti: molti docenti sardi hanno superato i concorsi a cattedra, risultando in posizione utile per i posti banditi, ma non sono passati di ruolo. Alla fine di un lungo procedimento, alcuni si trovano con un cerino i mano: tanta fatica, tante spese per dare le prove in altre regioni (molti hanno dovuto sostenere le prove nel Lazio), ora i posti disponibili per l’immissione in ruolo non ci sono più. Docenti “meritevoli” che sono costretti a restare precari dal gioco crudele dei numeri (e spesso non chiarissimo ai non addetti ai lavori).

Contro queste operazioni si può fare ricorso? In questi giorni stiamo valutando questa strada con i colleghi direttamente danneggiati.

Ultimo punto ma non meno importante: il Ministero fa programmi faraonici senza personale adeguato: le richieste imperiose del Ministero, che finge di non conoscere la riduzione degli organici operate negli anni scorsi nella Pubblica Amministrazione, hanno costretto funzionari e impiegati a sottoporsi a orari di lavoro super-estesi, molto superiori a quelli obbligatori, sottoponendo il personale a uno stress continuo e sistematico.
Risultato: a lavoro superiore, minore disponibilità all’ascolto, maggiore probabilità di errore, e quindi necessità di correggere;  nessun riconoscimento per l’enorme lavoro prodotto, ma anzi contestazioni continue per gli errori e per le chiusure ministeriali di cui gli impiegati sono gli esecutori.
Il dirigente dell’ufficio scolastico territoriale di Cagliari ha cercato di salvare gli uffici con una strategia innovativa, degna del catenaccio di Nereo Rocco: chiusura per oltre due mesi consecutivi degli uffici al pubblico, e poi di un altro mese a singhiozzo. In questo modo ha, forse senza volerlo, inventato una nuova istituzione: l’ufficio pubblico chiuso al pubblico. Chissà, magari questa imitazione contemporanea del Castello di Kafka sarà il modello per la nuova Europa che avanza.

  Per i COBAS Scuola Sardegna
       Andrea Degiorgi

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