Dedicato ad Annalisa Achenza

Annalisa ci ha lasciato.

Questa laconica frase ha rimbalzato sui social il giorno 20 agosto 2017. Annalisa fisicamente  non c’è più, ma noi continuiamo, attraverso la visione e l’interpretazione,  ad interagire con le sue opere e dunque con lei. E così sarà ancora per molto tempo. Del resto è risaputo che chi crea sopravvive alla morte.

Annalisa non si staccava facilmente dalle sue “creature” e cercava di trattenerle più a lungo possibile nel suo studio. Alcune, nonostante la pressione dei committenti, le teneva in continua gestazione. Soprattutto quelle tele con figure nate dal nulla: “Io quelle figure non le chiamo”, diceva un po’ spaventata, “sono loro che arrivano... Chissà da dove...”.  Luigi Mazzarelli, suo maestro e mentore, in occasione della personale “Fantasmi” allestita nella storica sede di Via San Giuseppe nell’aprile del 2003, scrisse in quella circostanza un breve saggio illuminante che qui si vuole richiamare.

Annalisa ha vissuto in simbiosi con l’Artistico per oltre quattro decenni. Prima allieva, poi assistente e subito dopo docente di Ornato Disegnato, ha lavorato soprattutto nel corso serale divenendo un riferimento fondamentale per le generazioni di studenti che l’hanno frequentato. Con uno stile didattico informale, non  aveva preclusioni di sorta verso l’espressione artistica astratta o figurativa che fosse e instillava negli allievi la curiosità, facendo leva soprattutto sulle motivazioni intrinseche di ciascuno.

Annalisa è stata un’artista poliedrica e si è espressa non solo attraverso la pittura ma anche col canto, la recitazione e persino la danza. Difficilmente si tirava indietro e, anche durante la terribile malattia che l’ha sorpresa e poi sopraffatta ancora nel pieno dell’esistenza affettiva e artistica, ha trovato la forza nell’ottobre 2016 di partecipare alla collettiva “L’aRTE si diveRTE” allestita nelle sale di GovanorArt a Bonnanaro.

Negli ultimi mesi, costretta ad abbandonare spatole e pennelli, ha continuato caparbiamente a disegnare su un ampio taccuino ed è stato come un ritorno alle origini della sua lunga esperienza artistica. Occhi, soprattutto grandi occhi spalancati: gli occhi attoniti e velati dal rimpianto di chi vedeva la sua vita sfuggirle di mano, oppure i suoi stessi occhi con cui avrebbe voluto guardare fino all’eternità i suoi cari, i suoi amici  e i suoi lavori.

Ciao Annalisa, carissima amica.

Anna Mara Lecca 

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